ATTENZIONE: stai consultando la versione GRATUITA della Bancadati. Per accedere alla versione completa abbonati subito

Titolo:
I LIMITI DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA. L'INIZIATIVA POPOLARE NELL'ESPERIENZA SVIZZERA E STATUNITENSE, CON UNO SGUARDO ALL'ITALIA
  • Sommario

    Sommario: 1. Dal referendum in Canton Ticino al caso statunitense ed italiano: il perché dell'indagine e i profili metodologici. — 2. La democrazia referendaria e le difficoltà di classificazione. — 2.1. L'iniziativa popolare in Svizzera: la nascita, l'evoluzione, la disciplina federale e cantonale. — 2.2. La disciplina dell'iniziativa nella Costituzione del Canton Ticino: i rapporti con la Costituzione federale elvetica e con il diritto internazionale. — 2.3. Aspetti positivi e criticità sottesi all'iniziativa popolare elvetica. — 3. L'initiative statunitense: la nascita, l'evoluzione e la disciplina. — 4. Democrazia diretta e diritti fondamentali: il ruolo delle Corti negli Stati Uniti. — 5. Il referendum propositivo in Italia: i lavori della Costituente, i nuovi statuti regionali e la (fallita) legge di revisione costituzionale. — 6. Riflessioni conclusive.

  • 1. Il 25 settembre 2016 nel Canton Ticino si è svolto un referendum avente ad oggetto una corposa modifica della Costituzione cantonale, a seguito dell'iniziativa popolare denominata «Prima i nostri». Per riprendere gli auspici degli stessi promotori, «votando l'iniziativa [...], il cittadino svizzero che abita nel cantone Ticino manifesta concretamente la sua volontà di agire sulla Costituzione al fine di reintrodurre la “preferenza indigena” nel mercato del lavoro» (1).

    Non sorprende che l'esito favorevole del referendum abbia scosso un'opinione pubblica già di per sé in allerta per il referendum del Regno Unito sulla Brexit del 23 giugno 2016 (2), il cui risultato inaspettato può ricondursi — tra le varie componenti — anche ad una certa diffidenza verso l'immigrazione di una parte dei cittadini britannici. Il binomio «referendum e immigrazione» ha caratterizzato anche la consultazione referendaria svoltasi in Ungheria il 2 ottobre 2016, indetta dal partito di maggioranza — la Fidesz — e da altre organizzazioni politiche o sociali filo-governative (3). La consultazione, avente ad oggetto la domanda dal tenore decisamente plebiscitario «volete o no che l'Unione europea imponga a ogni suo paese membro quote di ripartizioni di migranti, senza consultare governo e parlamento nazionali e sovrani magiari?», non ha raggiunto il quorum del cinquanta per cento degli aventi diritto di voto, come richiesto dal testo costituzionale modificato nel 2011 (4). Tuttavia, è da registrare che...

 

please wait

Caricamento in corso...

please wait

Caricamento in corso...