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Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    RILEVATO

    che:

    con sentenza pubblicata il 4/4/2013 la Corte d'appello di Caltanissetta ha rigettato l'appello proposto da R.E.S.A.I.S. Risanamento e Sviluppo Attività Industriali Siciliane s.p.a. contro la sentenza del Tribunale di Enna, che, decidendo sulla domanda proposta da D.B.V., ex dipendente dell'Italkali s.p.a. e beneficiario di una indennità di prepensionamento ai sensi della L.R. siciliana n. 42 del 1975, art. 6 aveva rigettato la domanda nei confronti dell'INPS, dichiarato il difetto di legittimazione passiva dell'Assessorato regionale all'industria della Sicilia, e condannato la R.E.S.A.I.S. s.p.a., a versare all'INPS i contributi previdenziali sulla quota dell'indennità di prepensionamento incrementata a seguito della transazione stipulata tra RESAIS s.p.a. e il ricorrente in data 1/2/2005, in seguito all'accordo regionale ed a quello integrativo rispettivamente del 5 novembre 1997 e dell'8 marzo 2000;

    contro la sentenza, la società propone ricorso per cassazione articolato in sette motivi, cui resiste con controricorso il lavoratore, il quale ha depositato anche memoria; resiste con controricorso anche l'Assessorato Industria della Regione Sicilia.

  • Diritto

    CONSIDERATO

    che:

    è infondata l'eccezione di inammissibilità del ricorso;

    la formulazione dei quesiti di diritto, quantunque non più richiesta ratione temporis alla luce del disposto della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. d) e art. 58, comma 5, della medesima legge, che hanno disposto l'abrogazione dell'art. 366 bis per i ricorsi contro i provvedimenti pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore della legge (4/7/2009), non è motivo di inammissibilità del ricorso per cassazione in mancanza di un'espressa invalidità e in difetto di nullità a rilevanza variabile prevista dall'art. 156 c.p.c., comma 2, (Cass. 21/9/2012, n. 16122);

    con i due primi motivi R.E.S.A.I.S. s.p.a deduce la falsa applicazione della L.R. Sicilia n. 23 del 1991, art. 6 consistita nell'aver attribuito natura retributiva anzichè assistenziale all'indennità di prepensionamento percepita dal pensionato, nonchè violazione e falsa applicazione dell'art. 2113 c.c., commi 1 e 4 e art. 2115 cod. civ., in relazione all'affermazione contenuta nella sentenza impugnata secondo cui la contribuzione volontaria non avrebbe potuto formare oggetto di conciliazione innanzi all'ufficio provinciale del lavoro;

    i quattro successivi motivi censurano la sentenza impugnata sotto i profili: a) del vizio di omessa motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, giacchè viene ritenuta solo parziale e fuorviante l'interpretazione della clausola di rinunzia ad ulteriori pretese di cui al punto n. 7 del verbale di conciliazione; b) del vizio di violazione dell'art. 1362 cod. civ., derivante dall'aver interpretato erroneamente il significato della clausola n. 7; c) del vizio di motivazione derivante dall'aver dato rilevanza ai fini interpretativi all'anteriorità del verbale conciliativo relativo a contribuzione previdenziale rispetto alla data di entrata in vigore della L. n. 266 del 2005 di modifica del regime...

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