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Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    ESPOSIZIONE DEL FATTO

    Con atto di citazione notificato il 24.07.1998 la società Edilpan s.r.l. proponeva opposizione al decreto ingiuntivo del 22.05.1998 con cui il Tribunale di Padova le aveva ingiunto di pagare, a favore di G.L., la somma di Lire 67.058.340, oltre interessi e spese, a titolo di compenso per prestazioni professionali. La Edilpan s.r.l. deduceva che non era stata provata l'attività svolta, che nella parcella vi erano voci per attività non richieste e che il G., commercialista e consulente del lavoro di essa opponente, aveva gestito male i rapporti di lavoro dei dipendenti A., C. e M..

    L'opponente chiedeva pertanto la revoca del decreto ingiuntivo per sentir accertare che i compensi per le attività indicate ai punti 3 c), d) ed e) della parcella non erano dovute ed, in via riconvenzionale, la condanna dell'opposto al pagamento di Lire 90.000.000, a titolo di risarcimento dei danni, poichè, a causa dell'erronea gestione dei rapporti di lavoro dei tre lavoratori era derivata la condanna a carico di essa opponente.

    L'opposto resisteva.

    Il Tribunale di Padova, in parziale accoglimento dell'opposizione, revocava il decreto ingiuntivo e condannava la Edilpan s.r.l. a pagare al G. la somma di Euro 9.128,78 oltre interessi al tasso legale dalla domanda al saldo e rigettava la domanda riconvenzionale di risarcimento dell'opponente, non ritenendo provata la responsabilità dello G..

    La Corte d'Appello di Venezia, in parziale riforma della sentenza di primo grado, condannava il G. al pagamento, in favore della Edilpan s.r.l., della somma di Euro 30.987,425 a titolo di risarcimento dei danni, oltre a rivalutazione monetaria ed interessi dal giorno del pagamento effettuato ai lavoratori fino al saldo, ritenendo configurabile la concorrente responsabilità del G., in ragione del 50%, unitamente alla società, per i danni derivanti...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell'art. 116 c.p.c., nonchè l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio, deducendo che la Corte ha affermato, arbitrariamente e senza l'indicazione delle prove ritenute più attendibili. la corresponsabilità della Edilpan s.r.l. e dello G. in relazione al mancato tempestivo licenziamento dei tre dipendenti, una volta cessata la Cassa Integrazione.

    Secondo la prospettazione del ricorrente, il mancato tempestivo licenziamento era addebitabile esclusivamente al ritardo del Ministero del Lavoro nel concedere le autorizzazioni e delle organizzazioni sindacali nel comunicare il rinnovo della Cassa Integrazione: dalla stessa relazione del Ctu emergeva, del resto, che non vi era prova di alcun elemento di responsabilità a suo carico.

    Il motivo è inammissibile per diversi profili.

    Si osserva, infatti, che il ricorrente non indica quale delle ipotesi, tra quelle tassativamente indicate dall'art. 360 c.p.c., comma 1, viene dedotta, denunciando sia la violazione dell'art. 116 c.p.c., che l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione a un fatto decisivo per il giudizio, senza una chiara esposizione delle ragioni per le quali la censura sia stata formulata e del tenore della pronuncia caducatoria richiesta.

    Ed invero, come affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte con la pronuncia n. 17931/13 nel giudizio di cassazione, che ha ad oggetto censure espressamente e tassativamente previste dall'art. 360 c.p.c., comma 1, il ricorso dev'essere articolato in motivi specifici ed immediatamente ed inequivocabilmente riconducibili ad una delle cinque ragioni di impugnazione previste dalla citata disposizione.

    Occorre evidenziare, inoltre, che, secondo l'indirizzo interpretativo di questa Corte, la...

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