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Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    RILEVATO

    che con sentenza del 10 giugno 2016, la Corte d'Appello di Firenze confermava la decisione resa dal Tribunale di Firenze e accoglieva la domanda proposta da P.B.M. nei confronti di Esselunga S.p.A., avente ad oggetto la declaratoria di illegittimità della sanzione disciplinare irrogatagli per aver rifiutato, in quanto asseritamente a questa non tenuto, la prestazione di servizi di reperibilità;

    che la decisione della Corte territoriale discende dall'aver questa ritenuto non configurabile, ai sensi di legge e di contratto collettivo e individuale, a carico del lavoratore un obbligo di esecuzione di tali prestazioni e, dunque, la condotta contestata insuscettibile di assumere rilevanza sul piano disciplinare;

    che per la cassazione di tale decisione ricorre la Società, affidando l'impugnazione a tre motivi, poi illustrati con memoria, cui resiste, con controricorso, l'intimato;

    che la proposta del relatore, ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell'adunanza in camera di consiglio non partecipata;

    che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

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  • Diritto

    CONSIDERATO

    che, con il primo motivo, la Società ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione degli artt. 2086,2094 e 2104 c.c., D.Lgs. n. 66 del 2003, artt. 3, 4 e 5 e art. 41 Cost., lamenta la non conformità a diritto dell'orientamento espresso dalla Corte territoriale secondo cui il datore di lavoro non potrebbe disporre unilateralmente l'impiego del lavoratore in servizi, come quello di reperibilità, non rientranti nella prestazione ordinaria e nel tempo di questa convenuto in contratto;

    che, con il secondo motivo, denunciando il vizio di omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all'art. 224, comma 2, CCNL 18.7.2008 ed all'allegato 1 al CIA 15.6.2005, la Società ricorrente imputa alla Corte territoriale, in considerazione all'assenza di qualsiasi riferimento nella motivazione dell'impugnata sentenza, di aver tralasciato l'analisi della disciplina contrattuale vigente in materia;

    che la violazione e falsa applicazione dell'art. 1340 c.c., è dedotta nel terzo motivo in relazione al convincimento maturato dalla Corte territoriale in ordine all'inconfigurabilità di una prassi aziendale di adibizione continuativa dei manutentori ai servizi di reperibilità;

    che tutti i motivi, i quali, in quanto strettamente connessi, possono essere qui trattati congiuntamente, risultano infondati, dovendosi ribadire, in linea di puro diritto, come, contrariamente all'assunto di cui al primo motivo, non possa farsi discendere dal combinato disposto degli artt. 2086,2094 e 2104 c.c., un obbligo a carico del lavoratore di esecuzione di compiti, quale quello di reperibilità, palesemente aggiuntivi ed estranei alla prestazione ordinaria dedotta in contratto nonchè l'inoperatività di prassi aziendali, dal ricorrente invocate nel terzo motivo, formatesi in contrasto con la disciplina collettiva e rilevare, con riguardo al secondo motivo, che la medesima conclusione cui perviene la Corte...

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